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Pregare con i rifugiati in Sud Sudan: Dio non delude chi confida in Lui
07 aprile 2015

Un bambino all'asilo del JRS a Maban (Angela Wells / Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati)
La loro fede mi costringe a un bagno di umiltà; mi aiuta ad accettare le sfide della mia vita e a capire che nulla è per sempre. Tutto cambia.
Yambio, 1 aprile 2015 – Per oltre trent'anni il Sud Sudan è stato travolto da una successione di guerre. Generazioni intere sono nate in esilio e nei campi profughi. Chi è riuscito a sopravvivere ha dovuto affrontare condizioni di vita molto dure. Anche se una difficile pace sta raggiungendo alcune zone del Sud Sudan, la violenza che alimenta l'odio continua nell'est e nel nordest del Paese. Nessuno dovrebbe affrontare una simile ingiustizia.

Per 10 anni, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) ha camminato a fianco dei sud sudanesi sfollati nel loro viaggio di sofferenza, agonia e disperazione. Abbiamo provato a infondere loro un senso di speranza e di resilienza in attesa tempi migliori. Il JRS offre sostegno spirituale e socioeconomico per aiutare i rifugiati a uscire dalle loro sfide attuali e preparare il loro futuro.

Sono stato testimone della sofferenza di tante persone in tutto il Sud Sudan e in Uganda settentrionale. Affrontano infinite difficoltà, per integrarsi nelle comunità che le accolgono e ottenere l'accesso all'istruzione, alla salute, all'alloggio e a altri servizi essenziali. Ma nel profondo del loro cuore, confidano che Dio non li abbandonerà mai.

La fede in Dio, lo speciale dono dei rifugiati, dà loro il coraggio di perseverare. La loro fede mi costringe a un bagno di umiltà; mi aiuta ad accettare le sfide della mia vita e a capire che nulla è per sempre. Tutto cambia. Questa fede è radicata nella fede in Dio. Ho visto rifugiati tornare in patria e riprendere una vita normale dopo aver vissuto anni in esilio nei campi profughi. Questo mostra quanto la vita da rifugiato sia una condizione transitoria, non permanente.

La tua riflessione
Dio non delude mai chi confida in Lui. La preghiera è il modo in cui Dio ci tiene in costante contatto con Lui. Attraverso questo tipo di comunicazione portiamo a Dio i nostri bisogni e i nostri desideri, oltre a lodarLo. Questo mi ricorda la mia esperienza di condividere spazio e tempo con i rifugiati, che mi ha dato la possibilità di vedere quanto conforto trovassero nella preghiera, perché li metteva in contatto con Dio. La preghiera è una conversazione personale, onesta e schietta, fondata sul pilastro della speranza e non sulla disperazione; la fede in Dio è un'ancora per i rifugiati e gli sfollati.

Le persone di fede chiedono giustizia. In situazioni come quella del Sud Sudan, dove le guerre e le stragi sono diventate pratiche abituali, la preghiera a Dio per avere aiuto può dare conforto sia le nuove che le vecchie generazioni. La preghiera può generare una trasformazione del cuore sia per le vittime del conflitto che per tutte le persone coinvolte, incoraggiando il perdono e la riconciliazione.

Aidan Azairwe, Direttore del JRS Yambio, Sud Sudan



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